L’inciviltà e l’irresponsabilità dei beneventani che nel 2022 ancora non depurano le acque reflue

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Il grado di civiltà di un popolo subito si misura dalla depurazione delle acque reflue: Benevento nel 2022 ne è ancora priva. C’è poco da prendersela solo con i politici e gli amministratori comunali, pro tempore: essi sono stati e sono l’espressione più autentica della maggior parte di coloro che li ha eletti, in ogni tempo e in ogni luogo. Se poi, pur essendo formalmente diversi e distanti politicamente tra loro, questi si sono comportati allo stesso modo (non colmando questa gravissima mancanza), si può ben dire che hanno espresso il popolo di quel territorio.

La maggior vergogna del popolo beneventano è sicuramente quella di non avere ancora – nel 2022 ! – un sistema esistente, funzionante ed efficiente delle acque reflue. Che sono quelle “utilizzate nelle attività umane, domestiche, industriali o agricole, che per questo motivo contengono sostanze organiche e inorganiche che
possono recare danno alla salute e all'ambiente”. A cominciare dagli scarichi fognari.

A Benevento questi finiscono in gran parte direttamente nei due fiumi, il Calore e il Sabato suo affluente, che si incrociano in Contrada Cellarulo, proprio in città, poco lontano dalla Basilica della Madonna delle Grazie Patrona del Sannio. Acque putride e pericolose che scorrono per chilometri, toccando sponde e fondi agricoli coltivati.

A parte i danni all’ecosistema dei fiumi, è questa una vera bomba sanitaria, nota da decenni a tutti coloro e che dovrebbe scatenare delle proteste in coloro che abbiano un elementare grado di istruzione e di consapevolezza.
Eppure, ancora nel 2022, di depurare quelle acque fetide se ne parla soltanto, e di tanto in tanto. Negli ultimi decenni, in particolare, i vari sindaci, ciclicamente hanno annunciato che “ci siamo”, “il depuratore sta per arrivare”. Solo chiacchiere, e infatti stiamo come stavamo tanto tempo fa… E chissà per quanti anni ancora staremo.