Samaritano oppure levita si diventa ogni giorno anche in ogni angolo di Benevento

- Solidarietà IlVaglio.it

Le parole sono importanti e quindi bisogna innanzitutto conoscerne il significato. Troppo spesso esso è dato per scontato, in realtà può essere vago se non proprio errato. E quindi, solidale: in che modo lo si può essere? Sicuramente agendo in modo gratuito per venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di aiuto. Può esserlo per ciò, ogni sannita, singolarmente inteso. Secondo vari gradi: dall’impegnare in tal senso parte del proprio tempo con altri, in associazioni che abbiano questo scopo, fino a fare un po’ d’elemosina a coloro che in strada tendono la mano sperando di ricevere qualche spicciolo.

Occorre un’empatia, anche minima: sentire anche fugacemente la condizione dell’altro, del bisognevole. Oppure bisogna praticare una fede religiosa, come quella cristiana: ha come comandamento cardine “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Anche a Benevento e nel Sannio in prima fila nel praticare la solidarietà verso poveri e diseredati c’è la Chiesa cattolica, con le sue articolazioni (Caritas, parrocchie…). Qualcosa, in minima parte rispetto ai propri bilanci, fanno i Comuni. Di tanto in tanto, pubblicizzano la propria beneficenza, pure alcuni sodalizi di persone agiate.
Hanno bisogno di aiuto non solo i poveri, ma anche i disabili, gli anziani, i non autosufficienti e quelli di ogni età che improvvisamente perdono o stanno per perdere il lavoro. Il numero di questi è sempre più crescente per le condizioni sociali locali e per il quadro generale, che sarà ancor più duro con l’approssimarsi dei mesi freddi, com’è noto.

La realtà sannita di individualismo, familismo ed egoismo purtroppo è piena e riesce difficile riscontrare, per lo più, anche certe minime forme di solidarietà: pure se espresse a “costi” davvero minimi, come il consentire di immettersi in strada alle automobili incrociate in attesa di farlo, per dirne una banale (e tralasciando la diffusa scortesia: vero optional la cortesia, anche fare un saluto a troppi pesa…).

Sappiamo bene, e da tempo, che a monte la necessità della solidarietà nasce come effetto della società diseguale, dallo sfruttamento, dal perpetuarsi dei nefasti effetti delle rendite e dei privilegi ereditati e che, dunque, che per risolvere queste problematiche andrebbero rimosse le cause a monte. Ma tutto ciò non può essere un alibi per non compiere anche giornalmente e personalmente un gesto di solidarietà.

Anche semplicemente di fronte a ogni mano tesa verso di noi, in ogni angolo di strada o fuori da un negozio, si pone per ognuno di noi la scelta tra l’essere il samaritano, oppure il sacerdote o il levita che nella celebre parabola ignorano chi chiede un aiuto ed egoisticamente passarono oltre.