Il diritto allo studio negato ai tempi della pandemia e nessun serio rimedio preso

- Scuole Università IlVaglio.it

Ha parlato, l'ultimo Mastella – ma mai sarà l'ultimo… -, in tema di scuole, sul risparmio energetico. Emergenza dell'oggi causata dagli eventi bellici, lontani ma vicini, in Ucraina. L'amministrazione comunale, che ha responsabilità sugli istituti comprensivi cittadini, e quindi dalle materne alle medie, riflette sul suo destino economico che potrebbe essere travolto dai consumi per il lievitato costo della materia prima. E così, è tornata ad aleggiare nell'aria la figura dell'Energy Manager che, rassicurano sindaco e assessora all'istruzione, “provvederà a fare un sopralluogo nei vari plessi al fine di valutare assieme ai dirigenti la possibilità di introdurre dispositivi e soluzioni che consentano di ridurre il consumo energetico”.

Sembra una prova d'efficienza, cui manca la controprova dei fatti, ma fermiamoci qui: alle buone intenzioni. E al dubbio che l'improvviso interesse per il risparmio, oggi una priorità, non si sia tradotto, nel recente passato, in altrettanto interesse per la salute: delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, dei docenti, degli operatori scolastici. Sì, perché la scuola ha pagato un prezzo piuttosto alto alla diffusione del contagio da Covid, costretta a ricorrere a strumenti estremi e mezzi informatici (dove c'erano) per provare, provare a garantire il costituzionale diritto all'istruzione. Con risultati, quantomeno, zoppicanti.

Che frequentarla sia una necessità ineludibile lo si è dovuto apprezzare sul campo, a suon di risultati negativi. Ma che sia stata presa in considerazione “la possibilità di introdurre dispositivi” o valutare “soluzioni che consentano di ridurre” il rischio della diffusione del virus attraverso, per esempio, l'installazione nelle aule della ventilazione meccanica non è argomento che abbia catturato più di tanto l'interesse degli amministratori. Quando, però, viene toccato il portafoglio (dell'istituzione)...