Presentato al Morgana di Benevento l'ultimo disco della "Rua Catalana"

- Cultura Spettacolo di Vittorio Zollo

E’ uscito il 17 Ottobre, “Island tales”, album d’esordio della band beneventana “La Rua Catalana”, prodotto dall’etichetta Octopus records di Peppe Fontanella (24 Grana). Il disco è stato presentato sabato al Morgana Music Club (che sempre da spazio al nuovo), il cui spazio esterno è stato occupato totalmente dai molti estimatori della band giunti da tutta la Campania apposta per l’evento. Per la presentazione di “Island tales” i membri della Rua Catalana, Corrado Ciervo (chitarra elettrica, violino e cori), Leonardo De Stasio (voce e chitarra acustica), Marco Coviello (batteria e percussioni), Vittorio Coviello (flauto traverso e cori) e Daniele De Lorenzo (basso elettrico), hanno voluto coinvolgere tutti gli artisti che hanno collaborato alla realizzazione del loro esordio discografico, ovvero l’Arechi Quartet, il sassofonista Fabio Cesare e il tastierista Daniele Pescatore; ad esibirsi dunque sono stati in undici, il che ha dato vita ad un concerto complesso dal punto di vista orchestrale, che però è stato semplificato da una convincente esecuzione dei brani.

Le tracce (12) di “Island tales” sono delle storie intime, ma allo stesso tempo riflettono esperienze collettive. Il lavoro della band nata a Napoli nel 2009, è in continuità con i primi due EP, ovvero l’omonimo “La Rua Catalana” (2011) e “Something new” (2012) ma in un certo senso scrosta e lima le sonorità acquisite dalla band negli anni, per proseguire in una direzione nuova, con nuove componenti stilistiche che danno uno stampo ben preciso a molte delle 12 canzoni presenti in “Island tales”.

La capacità di raccogliere all’interno del disco tutto il percorso che La Rua Catalana ha fatto fino ad ora, è un chiaro biglietto da visita della band, che firma con un sound ormai riconoscibilissimo e con armonie vocali sempre più interessanti, una valida e intrigante alternativa al sempre più crescente – e altrettanto interessante – movimento cantautorale campano che si è indirizzato verso la ripresa del testo in dialetto. Ma più che parlare di valida alternativa, direi semplicemente una strada diversa, un percorso artistico che mira ad altri orizzonti ma senza trascendere la provenienza dei componenti della band. Infatti “Island tales” racchiude in sé una forte voglia di raccontare, attraverso la sottrazione di un sound dalla forte componente british, le storie di “The Colonel”, “The Clown”, “Song for Jeff” (per citare qualche titolo dell’album), che sono racconti dalla forte capacità di penetrazione emotiva.

Gli arrangiamenti, a tratti acidi, a tratti armoniosi e pacifici come quello di “Gold and silver wings” e “Break” (registrate dal quartetto d’archi dell’ Arechi Quartet), equilibrano e sostengono pezzi dalla forte componente rock quali “Moon’s joke” e “Slow down”. Le influenze folk emergono continuamente, si fondono con un prog sempre più in evidenza e tra una spruzzata di southern e un rock più deciso, sono uno dei fili conduttori di tutto il disco; l’altro sono le storie, i testi, sempre tendenti alle profondità e mai all’effimero. Non una ricetta semplice quella della Rua Catalana, che all’interno di “Island tales” inserisce – cosa quasi mai utile alla valorizzazione di un disco già forte dal punto di vista identitario – anche una cover dei Tunng, “Bullets”, ma è un lavoro essenziale fatto di tenacia e soprattutto di idee.Tra giocosi spaccati corali e le esondazioni di un prog che mai è puro esercizio di stile, “Island tales” si propone come un disco in cui le 12 tracce che lo animano, non sono scelte casualmente, tuttavia il passaggio dall’equilibrio di scrittura alla jam session a tratti pare al limite, ma questo non dispiace, anzi rende l’ascolto molto più fluido e stimolante.“La Rua Catalana” si affaccia con “Island tales” alla finestra del mondo discografico gridando “badate, noi esistiamo” e grazie a questo giusto mix di ingredienti, il disco esprimerà dal vivo il massimo delle sue potenzialità. Di questo ne sono certo.
Foto di Federica Ferrara