Un po' di luce sulle ombre del Conto consuntivo 2017 del Comune di Benevento

- Opinioni di Pompeo Nuzzolo

Il Conto consuntivo 2017 del Comune di Benevento rappresenta un confine posto fra il ritorno alla ragionevolezza contabile e la continuazione della contabilità furbesca ai danni del contribuente. Tuttavia, è necessaria una fondamentale premessa: tutti i documenti in possesso del Comune sono pubblici, persino il “pizzino” inserito in un fascicolo è pubblico, e quindi accessibile ai cittadini. Cercare di scoprire chi ha diffuso la relazione dei revisori, debitamente protocollata agli atti del Comune, configura una caccia alle streghe. Il Mattino, che ha pubblicato le prime notizie, diffusione peraltro dovuta e corretta, dovrebbe essere il primo soggetto da cui partire per le fughe di notizie. Ma credo che la cultura dell’accesso agli atti ed alla trasparenza abbia ancora un lungo cammino da percorrere.

Vengo ora alla relazione, soffermandomi solo su alcuni punti che ritengo più importanti. Il primo riguarda la discordanza, quantificabile tra i 2 e 3 milioni di euro, che si rileva fra il conto del tesoriere e le risultanze contabili del Comune. I revisori, correttamente, hanno rilevato l’errore ma, forse, non conoscendo la storia delle carte contabili, non hanno suggerito la soluzione migliore, confortata peraltro dalla Corte dei Conti.

Negli anni 70, quando non esisteva una legge puntuale sulle anticipazioni di cassa, le carte contabili erano abbastanza diffuse. La somma anticipata dal tesoriere, allora privato in molti comuni, veniva dapprima trascritta su un foglio e firmata fra le parti, e onorata per il suo importo, anche nell’esercizio successivo.

La somma indicata, però, veniva detratta dall’avanzo di amministrazione dell’esercizio in cui era stata firmata firmata, anche se poi restituita materialmente nell’esercizio successivo.

Se fosse stata applicata l’indicazione della Corte dei conti del Lazio Deliberazione n. 51/g/2008 si sarebbero avuti degli effetti? E, se si, quali?

Ebbene, il fondo cassa non sarebbe stato di 5.314.464,38 ma di soli 2,986 milioni, con ulteriori conseguenze. Infatti, non sarebbe stato possibile stanziare il fondo sui crediti di dubbia esigibilità nella misura prevista dalla legge e quindi diverso anche l’avanzo obbligatorio.
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L’altro punto che merita una riflessione è quello riguardante il conto postale che, a detta dei revisori, presenta ingenti somme non riversate nei conti della tesoreria, costringendo così il Comune a ingenti pagamenti di interessi per deficit di cassa.

I revisori avrebbero dovuto almeno indicare l’entità dei depositi e la loro natura, cioè la loro provenienza, come, ad esempio, se tasse sui rifiuti o sanzioni amministrative o altro. E sulle cause di tale situazione l’amministrazione comunale in carica dovrebbe dare un minimo di spiegazione. In relazione a questi depositi, infatti, bisogna ricordare che nel piano della Tari (tassa rifiuti) sono stati inseriti circa 300 mila euro, quali interessi passivi, perché il Comune, al fine di corrispondere le rate mensili dovute all’Asia, ha fatto ricorso alle anticipazioni bancarie.

Su questa voce di costo intervenni sul Vaglio.it sostenendo che, a prescindere dal fondo sul conto corrente postale, non era possibile inserirla tra i costi per il semplice fatto che il deficit di cassa non dipendeva dai contribuenti ma da fatti gestionali.

D’altronde, all’amministrazione è consentito di inviare ai contribuenti gli avvisi di pagamento fin dal mese di gennaio, utilizzando la tariffa dell’anno precedente, salvo conguaglio una volta determinata la tariffa definitiva. In definitiva, gli interessi per l’anticipo dei pagamenti delle mensilità all’Asia non rappresentano una voce di costo del piano finanziario necessario per la determinazione della tassa. E poi andava dimostrata concretamente l’incidenza degli interessi sulle singole rate, anche in relazione all’inserimento dei costi per mancato pagamento da parte degli utenti il servizio.
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L’ultimo commento, non perché non ce ne siano altri, riguarda le entrate a specifica destinazione, osservate solo sotto il profilo del loro rapporto con le spese. L’Ordine dei revisori, come sempre, ha predisposto le linee guida da utilizzare per la Relazione sul rendiconto degli enti locali: si tratta di un corposo documento, composto da oltre 40 pagine. Ma, essendo solo linee guida, il numero delle pagine può essere ridotto o ampliato a seconda delle necessità.

Il Collegio del Comune di Benevento ha ritenuto opportuno ridurle e non si tratta di una critica aprioristica. Fra quelle eliminate, tuttavia, ce n’è una che, a mio avviso, è importante proprio per il Comune di Benevento, ed è la pagina n 15, in cui vi è un prospetto riguardante le entrate e le spese a specifica destinazione. Mi soffermerò, comunque, solo su una di esse.

La relazione, infatti, avrebbe dovuto indicare le entrate e le spese specifiche della Tari. La pagina, però, come già accennato, è stata omessa, per cui sorge spontanea la domanda: è stata una scelta o un caso?

Sempre a proposito di entrate vincolate credo di fare cosa gradita nel ricordare che i debiti e crediti della Gesesa non possono essere compensati perché il canone di depurazione che la Gesesa incassa in nome e per conto del Comune, essendo a destinazione vincolata, non può essere compensato con le bollette che il Comune deve pagare alla società partecipata che devono essere versate tempestivamente alla tesoreria del Comune. Anche
questa è una cifra che avrebbe dovuto trovare allocazione nella pagina 15.

Ultimamente, sempre su questo giornale, ho pubblicato il parere de Il Sole-24 Ore sulla necessità di attestare le spese e le entrate della Tari al fine di stabilire se c’è stato un eccesso di entrate che, per legge, va restituito ai cittadini. I revisori hanno confermato che i cittadini non hanno diritto alla conoscenza perché l’orologio del tempo deve essere fermo al tempo del medioevo. Quello alto.