Stazione Porta Rufina, il binario morto
della ciclabile di via de Mulini

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  • Il più recente è l'intervento della consigliera comunale De Stasio, grazie al quale la pista ciclabile di via dei Mulini è tornata ad avere qualche titolo sui media che non fosse tra quelli autoincensanti dell'amministrazione Mastella. Cui dobbiamo, appunto, la vergogna di un serpente d'asfalto con cromatismo in risalto e nastro tagliato, in pompa magna e tutta fretta, il 9 settembre scorso, ovvero in previsione delle elezioni politiche per le quali la classe dirigente locale di governo ha dovuto spendersi in favore della consorte del sindaco nel tentativo di non farne una disoccupata delle istituzioni. E' andata male, per la Lonardo, come nelle previsioni; è andata peggio ai cittadini di Benevento, non solo privi – ancora – di una rete ciclabile che sia tale di fatto e senza rischi incombenti, ma anche, e purtroppo, sempre alla mercè di un esecutivo che guarda ai fondali di cartapesta come alle rappresentazioni della realtà.

    Inutile rivangare i commenti di ieri e di oggi, pre e post-inaugurazione. Il tratto di ciclabile in via dei Mulini è un percorso ad ostacoli, una sorta di concorso con in palio la vita, o comunque qualche arto come minimo, se fosse davvero frequentato massicciamente (non lo è, per fortuna) da bipedi a due ruote – a meno di non voler provare una scarica di adrenalina in una fatale mosca cieca per scansare i pericoli. Ma non tutto è da gettare, attenzione. Sappiamo che la denominazione del tratto ingloba anche la stazione di Porta Rufina, ed in effetti percorrendo la striscia in oggetto ad un certo punto essa davvero devia verso la ricordata stazione... fermandosi un centinaio di metri più avanti. Sbocca sul nulla da pedalare: semplicemente, la pista si interrompe nello slargo della stazione, come una sorta di 'ramo secco' della tratta appena inaugurata. L'ignaro ciclista s'avventura attirato e smanioso di nuovi paesaggi e percorsi. E poco dopo frena, sentendosi come il “più grande” della canzone di Vecchioni, quello che “conquistò nazione dopo nazione, ma quando fu di fronte al mare si sentì un coglione perché più in là non si poteva conquistare niente”.

    E' probabile, però, si sia voluta gentilmente offrire - a cura di solerti progettisti e amministrazione comprensiva - un'area di sosta riparata al viandante in bici: magari per l'urgenza di qualche bisogno (tanto la zona proprio bonificata non è) o, per i più timidi, un luogo appartato per riprendere fiato senza demolire l'immagine da iron man del pedale.

    Ma l'occasione è comunque propizia per tornare a scoprire il bel vialetto di platani – anche loro nel recente passato se la sono vista brutta nelle mani dei responsabili (?) del verde pubblico - e soprattutto per apprezzare il risultato dell'estro di graffitari anonimi che hanno decisamente ravvivato il triste muro di delimitazione con la cadente ex sede della Napoletanagas. Il 'binario morto' della ciclabile, allora, acquista un suo involontario perché.