La nebbia: amica perché nasconde. Nemica perché rivela.

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  • Tutto è silenzio e luci filtrate. Si volta un angolo ed un leggero battito riempie l'aria carica di piccole gocce d'acqua: è il gesto casalingo di un tappeto che si fa ala fra le mani di una sagoma in ombra nel riquadro, anch'esso spento, del balcone. Poi torna l'assenza. A volte il cerchio si chiude, ma senza affatto girare in tondo. E così una volta la nebbia appariva solo come un velo in attesa d'essere squarciato, una promessa di futuro, con il giorno pronto e felice di scaldare e scalzare la notte umida. Oggi, invece, questa nebbia assume l'aspetto della metafora di una città, di un Paese (una Nazione?). Non più promessa ma brivido che scivola lungo il corpo e si deposita nel cervello: Mastella, i mastelliani in andata e pure di ritorno, i pini, il depuratore, il turismo, la viandanza, la movida, l'acqua, il conservatorio, l'università, la sostenibilità, la mensa, la famiglia, le inaugurazioni, le esternazioni, le giostrine, i bagni pubblici, il teatro, il teatrino, i teatranti. E il miliardario, la caduta, la democrazia, quel Po d'acqua, i celoduristi, i taxi del mare, i grilli parlanti, l'opposizione... l'opposizione, i manganelli, il presidentessa, i fascisti. Il fondo. La nebbia: amica perché nasconde. Nemica perché rivela.